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michele sala operatoria

Sito di presentazione di Michele Veronesi, medico chirurgo specialista in anestesiologia, rianimazione e terapia del dolore. Tale sito si propone di fornire una informazione seria e qualificata, dare l’opportunità di chiedere consulti, promuovere nuove collaborazioni.

Articolo apparso il 6 febbraio 2013 sulla Gazzetta di Parma

L’ obbiettivo di questo sito è trasferire a colleghi medici, odontoiatri ed anche a persone che siano curiose in materia e pazienti, la mia passione e la mia professionalità.
Il mio personale scopo si identifica con l’obiettivo di rendere consapevoli che per ogni esigenza vi e’ una soluzione adeguata, corretta, prudente, sicura e confortevole per ogni procedura,  sia dal punto di vista del chirugo o dell’operatore in generale, in termini di serenità e sicurezza percepita,  sia per la persona sottoposta ad intervento, vissuta come risposta alla legittima esigenza di rilassamento e comfort, mai disgiunti da sicurezza.

Dolore, anestesia e qualità di vita

 Secondo la definizione della IASP (International Association for the Study of Pain – 1986) e secondo l’associazione dell’O.M.S: Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno.Esso non può essere descritto veramente come un fenomeno sensoriale, bensì deve essere visto come la composizione: di una parte percettiva e di una parte esperienziale (quindi del tutto privata, la vera e propria esperienza del dolore) che è lo stato psichico collegato alla percezione di una sensazione spiacevole.La parte esperenziale del dolore (o componente psichica), responsabile della valutazione critica dell’impulso algogeno, riguarda la corteccia cerebrale e la formazione reticolare e permette di discriminare l’intensità, la qualità e il punto di provenienza dello stimolo nocivo; da queste strutture vengono modulate le risposte reattive.L’esperienza del dolore è quindi determinata dalla dimensione affettiva e cognitiva, dalle esperienze passate, dalla struttura psichica e da fattori socio-culturali.

 In genere, nove decimi della nostra felicità si basano esclusivamente sulla salute. Con questa ogni cosa diventa fonte di godimento.
A. Shopenhauer

Dal cervello, e dal cervello solo, sorgono i piaceri, le gioie, le ri­sate e le facezie così come il dolore, il dispiacere, la sofferenza e le lacrime. Il cervello è anche la dimora della follia e del delirio, delle paure e dei terrori che ci assalgono di notte o di giorno.
Ippocrate

Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e .per gli dèi tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest’arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo. Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività. In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l’altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi. Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili. E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro.
Giuramento di Ippocrate

Mie personali riflessioni

Ma allora? Ecco lo scopo del mio sito: nella mia personale esperienza nelle sale operatorie e fuori dalle stesse, mi sono reso conto che l’anestesista ha una responsabilità molto grande nei confronti della persona cui procurerà l’alterazione della coscienza, si, cosi mi piace definirla e cosi effettivamente e’, il coma più o meno profondo, sia che sia anestesia generale, sedazione o, meglio, analgosedazione cosciente o profonda che sia: e’proprio così, in quei minuti, ore, in cui abbiamo nella nostra scienza, coscienza e nella nostra professionalità la vita della persona, siamo in grado, consapevoli di ciò o meno, di interferire con il futuro stato emotivo del paziente, inducendolo a temere o meno il dolore, rendendolo più o meno sereno di fronte alle future malattie o avversità, più o meno ansioso verso le successive procedure mediche o chirurgiche, invasive o meno che siano, ogni singolo aspetto poi in relazione alla gravità della patologia che porta la persona all’intervento, alle aspettative di guarigione ma anche alle aspettative di qualità di vita o addirittura al timore, più o meno espresso, della morte.
Il fattore dolore durante l’intervento chirurgico, che il malato di per sé non può esprimere perché bloccato nell’anestesia e colposamente non controllato da una corretta anestesia, perdurerà per molto tempo dopo l’operazione stessa; se non corretto, malauguratamente gia’ insorto nelle prime ore dal risveglio, molto molto probabilmente condizionerà la qualità della vita della persona anche per mesi o peggio anni.
Appare anche scontato lo stato ansiosodepressivo che possono vivere persone che abbiamo sofferto di awareness, cioè stato di coscienza durante l’intervento in anestesia generale, in particolare se con dolore e curarizzati, cioè incapaci di muovere un solo minuscolo muscolo del proprio corpo ma completamente consapevoli di essere paralizzati: infatti alla domanda “durante le anestesie ha mai avuto brutte sensazioni, come mancanza di respiro, impossibilita’ a muoversi o situazioni che le abbiano creato forte ansia?”, sempre più persone rispondono di aver vissuto “la sensazione di essere sepolto vivo, con la bara chiusa e l’ impossibilita’ ad urlare la propria paura”.
Questa e’ la situazione più grave di RISVEGLIO INTRAOPERATORIO, per fortuna e preparazione ancora molto infrequente.
Ma allora, tali persone, che si sentono incomprese e forse ” sbagliate”, come reagiranno di fronte ad altri interventi? Non vorranno essere mai più sottoposte ad anestesia generale? Vivranno uno stato ansiosodepressivo? Avranno paura degli spazi chiusi o dell’acqua? Avranno cambiato il proprio carattere in peculiari aspetti? Tante di queste persone si.
Ecco che ognuno di noi deve esigere dal proprio anestesista, durante qualsiasi procedura sia essa in anestesia generale, in anestesia locale o in sedazione , di essere sereno, sia in fase di “addormentamento”, che di risveglio e soprattutto durante il coma farmacologico; di non avere dolore, di non avere ansia, perché semplicemente anche lo stato emotivo ansioso può creare problematiche gravi allo stato di salute organico e all’equilibrio psicoemotivo.
Attualmente infatti si impiegano nelle sale operatorie monitoraggi semplici per capire la profondità dell’anestesia, che non e’ altro se non il livello del coma farmacologicamente indotto dall’anestesista, perché proprio questo condiziona profondamente quella che definisco la qualità a lungo termine di una anestesia, cioè l’impatto sulla vita di relazione del paziente.
E a sua volta ognuno di noi anestesisti deve essere consapevole che “anestetizzando un paziente” inserisce un coma in una fase particolare della vita di quel soggetto, che ha un proprio bagaglio culturale, emotivo, relazionale; che tale alterazione della coscienza, a seconda di come sia condotta l’anestesia, potrà’ o meno interferire in maniera positiva o negativa sulla vita futura del paziente, in modo direttamente proporzionale alla durata stessa della procedura.
Sono convinto, e ciò mi guida in ogni mia attività quotidiana, che la cura del più piccolo dettaglio faccia l’enorme differenza qualitativa.

Il DOLORE non deve essere percepito e registrato dal cervello, cosciente o meno, durante l’intervento chirurgico. Se purtroppo fosse insorto e diventasse evidente al risveglio della persona, DEVE ASSOLUTAMENTE essere trattato entro le prime ore, per evitarne la cronicizzazione, che può portare anche a depressione.

In sostanza l’anestesista ha il ruolo, io sono convinto, di far si che l’anestesisa sia una esperienza costruttiva per la persona, e, come diceva uno dei miei maestri, il paziente che esca dalla sala operatoria sia migliore di quello che vi e’ entrato,IN TUTTI I SENSI.

IMG-20141209-WA0021Qui vi lascio un bellissimo articolo su

L’ARTROSI DEL GINOCCHIO: DALLA TERAPIA CONSERVATIVA ALLA TERAPIA CHIRURGICA